Editoriali

 11 marzo 2018

Buona domenica

 

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Buona domenica

M. Cristina Dessì

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Artisti e maledetti, come Rimbaud.

Ci sono autori e opere che ti cambiano l’esistenza. Ci sono figure letterarie che cambiano un’epoca ed ispirano le generazioni a venire. Tra queste colpisce per la sua personalità forte e totalmente fuori dagli schemi dell’ epoca, Arthur Rimbaud. Il poeta maudit, il maledetto che beve assenzio e si lascia guidare dalla FCarjat_Arthur_Rimbaud_1872_n2ata Verde per scrivere versi visionari ispirati in parte da suggestioni parnasiane, in parte dal quel pizzico di follia e chiaroveggenza che possiedono solo i geni e gli innovatori. Rimbaud è il poeta dell’adolescenza perchè in effetti la sua attività di autore si esaurisce e viene quasi ripudiata intorno ai vent’anni.

Rimbaud è anche l’ artista ispiratore dei ribelli e degli anarchici (ricordiamo la sua ostilità verso la monarchia francese e la sua partecipazione alla Comune di Parigi del 1871). A pensarci bene con la sua figura di giovane artista vagabondo che per sublimare la propria ispirazione poetica fa smodato uso di alcool e oppiacei, è stato il modello oltre che il precursore di molte rockstar moderne. Giovani musicisti che hanno consumato le loro ossessioni e i loro turbamenti esistenziali tra i fumi dell’ alcool, stisce di coca e accordi, distorsioni elettriche e canzoni come poesie, spesso cadendo in un oblio così assoluto da rimanerne inghiottiti perdendo al vita, penso anche al famoso Club 27.
Lo stesso Jim Morrison ha attinto a piene mani dalla produzione di Rimbaud, peraltro senza mai negarlo. Lui il cantante dei Doors che non dimenticava mai di portare con sè una copia delle Illuminazioni rimbaudiane e spesso alla fine dei concerti, rilasciava autorgrafi firmandosi come “Arthur Rimnaud”.

Un altro personaggio che ha sempre manifestato la sua devozione artistica verso l’ autore francese è stata Patti Smith. La cantante trovando per caso su una bancarella un’ opera di Rimbaud, ne rimane folgorata. Inizia così la stesura dell’album Horses che è un po’ l’apologia dell’opera letteraria di Rimbaud. Notizia di poco tempo fa è che Patti ha addirittura acquistato la casa dove Rimbaud trascorse la sua giovinezza, il luogo di stesura di “Une Saison en enfer”

E che che dire allora di Penny Rimbaud (vero nome Jeremy John Ratter) scrittore e cofondatore del gruppo anarcho-punk Crass che come si può desumere trae addirittura il suo nome d’arte dal grande poeta francese.

Estimatori del Poeta Maledetto se ne possono trovare anche in casa nostra: come non citare Roberto Vecchioni che a Rimbaud dedica proprio una canzone, oppure i Lush Rimbaud, gruppo psychedelic rock da Ancona.

Insomma la storia si ripete sempre e come diceva Platone nel Fedro

“Chi senza la follia delle Muse giunga alle Porte della Poesia, convinto che grazie all’arte sarà valido poeta, è incompiuto e la poesia di colui che è in senno viene oscurata da quella di chi è preso da follia”

Il fascino discreto della follia.

 

Maria Cristina Dessì