Un giorno a corte

Un giorno di sole, come in un sogno, mi è capitato di passeggiare nei saloni della Venaria Reale. All’ingresso una lunga rampa con un susseguirsi di ritratti dei monarchi sabaudi. Seguendo il percorso indicato, alcuni reperti e documenti accompagnati da modellini in 3D, illustrano storia e tappe di costruzione e ripristino ( l’intervento di restauro più grande d’ Europa).

Percorrendo i saloni ecco le collezioni di dipinti scelti dai Savoia -la Venaria Reale era il luogo dove i sovrani piemontesi praticavano attività venatorie e di svago-, ecco l’ onirica sala di Diana, strappata alle fantasie dei monarchi, i giardini all’italiana come in un Eden ricreato.

Penso che la reggia di Venaria, a pochi chilometri da Torino, meriti davvero una visita. Ripercorrere i fasti passati in questa corte principesca si rivelerà un piacere peculiare che non potete perdere.

Da segnalare inoltre la suggestiva “Caravaggio Experience” (fino all’1 ottobre 2017), multi-proiezioni a grandissime dimensioni combinate con musiche e fragranze olfattive.

Se volete un’idea per un pranzo sfizioso d’impronta piemontese ad un prezzo decisamente democratico, vi consiglio l’Osteria il Cantun a pochi passi dall’ingresso al palazzo.

Per tutte le info: http://www.lavenaria.it

Osteria il Cantun http://www.ristoranteosterialcantun.it

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(Photo Credit Instagram @maria_daisy_c)

 

M.Cristina Dessì 

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Un sabato di libri a Chiari

E’ un sabato, di quelli grigi e piovosi. L’ acqua cade incessante ma lascia spazio talvolta ad affascinanti e pallide brume autunnali, che abbracciano avvolgenti le distese campagne bresciane, all’ estremo confine con la Franciacorta. Il paesaggio è spettrale ed affascinante. Sono partita da Milano alla volta di Chiari, destinazione la 14esima fiera della Microeditoria, una tappa obbligata che vi vorrei raccontare.

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La cornice di questa bella rassegna è stata l’ incantevole Villa Mazzotti, una nobile dimora del primo decennio del Novecento, caratterizzata da meravigliose vetrate ed un lucernario in stile Liberty. Se queste sono state le premesse, posso garantire che tutto cò che ho visto successivamente nel contesto espositivo non è stato da meno: tanti i piccoli editori che hanno presentato sui banchi i titoli più svariati.
Spesso si associa la piccola casa editrice al concetto di mercato di nicchia, qualcosa destinato a pochi, forse un ambiente di intellettuali con la puzza sotto il naso. Non c’è davvero nulla di più stereotipato. Infatti presso la fiera, ho avuto modo di parlare con i veri amanti del libro, del genuino gusto della lettura. Bisognerebbe rendersi conto che dietro a ciò che leggiamo ci sono persone vere, in carne ed ossa, e quale approccio più umano della narrarazione di un romanzo o della spiegazione di un saggio fatte dallo scrittore o dall’ autore in prima persona, proprio come accaduto presso Villa Mazzotti.

 

 

Il bottino della fiera è stato il seguente

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Aspettando la quattordicesima edizione della rassegna, vorrei ringraziare tutti gli autori e gli editori e dare una menzione d’ onore all’ Osteria “Finil del Pret” di Comezzano-Cizzago (BS) che ha contribuito a rifocillarmi nel migliore dei modi possibili, all’ insegna dei molti presidi SlowFood. Potete trovare tutti i contatti su www.finildelpret.it

M. Cristina Dessì

 

 

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Invasione digitale

Saranno scomparsi compositori, tipografie, rilegatorie tradizionali, ma avremo tra le mani, ancora e sempre, un libro.

Umberto Eco

 

Sul treno che quotidianamente mi permette di raggiungere Milano per lavoro ho l’occasione ovvero la morbosa curiosità di osservare tutto il bestiario umano che mi circonda: impiegati, studenti, massaie, pensionati. Mi piace molto – e lo dico con sardonica soddisfazione- cercare di scoprire qualcosa sui miei compagni di viaggio, ad esempio attraverso i loro gusti letterari, provando a sbirciare il titolo del libro che slibritanno leggendo. Da qualche tempo però questo mio giochino non risulta più molto divertente e il motivo e presto detto: sono circondata dagli e-reader, gli pseudo tablet che riescono ad archiviare milioni e milioni di pagine in una piccola cornicetta di plastica. Codesti marchingegni affascinano i più per la maneggevolezza, il basso impatto ambientale e non ultimo l’ esibizione di un certo status, almeno tecnologico. Ma non sarà l’ ennesima trovata commerciale, l’ ennesimo bisogno impellente che creano mirate strategie di marketing? Ebbene un po’ scettica ho sperimentato anch’io questo nuovo sentiero di lettura ed ho scaricato “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello. Purtroppo l’ esperienza non mi ha affatto convinto.

Dal punto di vista letterario mi chiedo: che cosa vuol dire veramente leggere? Non si tratta solo di intendere il significato di parole o frasi, altrimenti la letteratura sarebbe morta da secoli. L’ intento di un romanzo è quello di darci emozioni, stimolare la nostra fantasia e far rivivere il bambino che è dentro di noi. La narrazione è anche istinto, passione, qualcosa che coinvolge tutti i cinque sensi e il solo poter toccare il nostro volume preferito ed apprezzare i colori e i disegni di copertina è vivere gran parte dell’ emozione che suscita un’ opera. Dati questi presupposti penso che in un certo senso il mezzo digitale renda la letteratura totalmente -concedetemi il termine- “anorgasmica”, un po’ troppo fredda, ci priva della soddisfazione di afferrare e di sfogliare, di vivere. Naturalmente questo rappresenta un mio parere personale.

Un discorso ben Kindle-e-reader-006differente meritano alcune letture istituzionali (codici, manuali, dizionari) ove poter comprimere tutto nei pochi centimetri di un tablet costituisce un’ indubbia comodità pratica, economica ed ecologica.
Chiaramente non voglio nemmeno tirarmi la zappa sui piedi, anch’ io scrivo qui, su un blog ed in qualche modo, cari lettori, siete qui con me e mi avete trovato su WordPress che mi concede lo spazio per esprimere le mie idee. Pensiamo poi alle rivoluzioni digitali di molte testate giornalistiche americane e di recente anche italiane, sicuramente un modo per affacciarsi al futuro, un inno alla libertà di parola e alla democrazia, per non parlare poi della possibilità di avere accesso a notizie ed informazioni in tempo reale.

Chissà cosa penserebbe Gutenberg… E voi cosa ne pensate?

 

M.C.Dessì

Gli italiani e la maleducazione

baciamanoSono diverse le motivazioni che quotidianamente mi portano a stare a contatto con la gente, e devo dire che dopo anni di esperienze con il pubblico, l’ osservazione dei comportamenti umani è diventata non solo una deformazione professionale ma anche una passione sconfinata. Tutto questo mi fatto balenare in testa l’ idea di scrivere qualcosa sui nostri atteggiamenti, sui nostri distintivi tratti nazionalpopolari. Inizio a documentarmi e, come mi immaginavo, tristemente, le notizie non sono confortanti. Infatti la Rete e la carta stampata ci riportano uno stato di completo degrado del bon ton, la morte del Galateo, di cui scrisse proprio un italiano, Giovanni della Casa, in tempi non sospetti (“il Galateo overo de’ costumi”).

Secondo il giornalista del Times, Matthew Parris, “gli italiani sono i più maleducati del pianeta” (fonte: Il sole 24ore.com in un articolo del 31 luglio 2008). Il commentatore racconta di quante volte sia stato spinto in metropolitana da gruppi di persone vestite elegantemente e dall’ evidente accento italiano. Il giornalista incalza parlando di un aneddoto capitato ad un lettore scozzese: “Su una nave da crociera italiana, c’era gente da tutta Europa, molto educata. C’è qualche problema per le sdraio, sempre occupate. Il nostro lettore ne trova una libera, ma una signora italiana dice che è di suo marito che è andato alla toilette. Dopo un’ora, essendo insieme a una persona di 84 anni, il turista di Manchester le suggerisce – con “understatement” tipicamente inglese – di andare a vedere se il marito stava bene.” Insomma, facciamoci un’ attenta analisi di coscienza: file davanti agli sportelli mai lineari, tono della voce troppo alto nei luoghi pubblici, sulle strade precedenze “accaparrate” con l’ uso della forza e mai nel rispetto del codice stradale. L’ elenco è davvero lungo e credo che ognuno di noi potrebbe portare esempi vissuti in prima persona.
Si sarebbe altresì portati a sperare nelle nuove generazioni ma pare che le cose non vadano meglio neppure su quel fronte. La Stampa.it titola: “I più cafoni? I bambini italiani, secondo gli albergatori Ue”. I pargoli italiani vengono accusati di essere irrispettosi, incivili e molesti anche nei confronti di altri ospiti d’ albergo. Gli infanti preferiti, secondo questa inchiesta, sarebbero gli svedesi con una preferenza del 27% seguiti da danesi e svizzeri. Del resto come recitavano i latini: “Tale padre, tale figlio”.
Come ha ragione il grande Sergio Romano quando, rispondendo ad un lettore sul Corriere.it, dice: “Manca la cortesia formale, forse meno profonda e sincera, ma utilissima a oliare le ruote della vita quotidiana”. Ma quali sono le motivazioni più profonde della nostra maleducazione? Sempre Romano sostiene che da un lato vi è una debolezza della borghesia. Infatti il galateo della vita quotidiana è un’ invenzione democratica e borghese (cit.) diffusasi in paesi come la Francia e la Scandinavia nell’ Ottocento, strettamente legata alla rivoluzione industriale, arrivata in Italia e nel Mediterraneo ben più tardi e comunque incapace di modificare le più comuni norme della convivenza civile. La seconda ragione è lo stile della classe politica e di coloro che godono di una certa notorietà e che diventano loro malgrado un punto di riferimento per l’ italiano medio. “Perché essere educati in un pese dove le élite litigano in pubblico, si insultano… e soprattutto fanno un uso feudale del loro potere?”
Io personalmente sono dell’ idea che il nostro Paese è stato da sempre una terra di conquista di tanti, un gigantesco porto dove si sono convogliate le culture più disparate, perciò non abbiamo un’ identità sola, non c’è un senso civico e di comunità che ci aiuterebbe a non pensare solo a noi stessi, ma ad interrogarci anche sui bisogni dell’ altro, su cosa dia fastidio al nostro vicino di posto in treno o in metro. Voi cosa ne pensate?

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Normalità, etimo e sua applicazione

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Si discute molto in questi giorni della parola “normale” da cui “normalità” che definirei spesso usata impropriamente, poichè poco specifica. Ma vediamone l’ etimo: dal latino norma cioè squadra per misurare gli angoli retti, da cui per traslato, conforme alla norma, quindi consueto, ordinario, regolare (cfr dizionario Treccani). Il concetto teoricamente è chiaro, mi viene da chiedere però chi, autorità religiose a parte, si sognerebbe di ergersi paladino della morale per dare un modello comportamentale nell’ a.D. 2015.
Come applicare nella vita pratica il concetto di rettitudine che questo aggettivo reca con sè?
Nel corso degli ultimi anni sono stati tanti i cambiamenti nelle nostre vite di cui prendere atto e dei quali i mass media ci hanno dato un’ ampia reportistica e documentazione. Chi sta a stretto contatto con la multiforme fauna umana, sa bene che realisticamente è impossibile parlare di un comportamento che segua regole univoche. Ognuno di noi ha il proprio vissuto, la propria sensibilità e nel momento in cui non rechiamo danni all’ altro e viviamo la nostra realtà rispettando i valori altrui, che senso può avere parlare di consuetudine? Consuetudine rispetto a cosa, a chi? Davvero esistono ancora politici che ci vedono come tanti cagnolini da ammaestrare? La storia insegna: solo i tiranni cercavano di dare regole alla massa per soggiogarla, tenendola nell’ ignoranza per poterla governare a proprio piacimento. Spero e credo che l’ Italia tenga bene a mente questa lezione.

M.C. Dessì

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Milano Flamenco Festival

ok_cartoline_1315-02-1Ho un debole: sì lo ammetto, adoro il flamenco. E’ un’ arte nuda e cruda, ti entra nell’ anima e da lì non esce più, credete. Per questo motivo qualche giorno fa, alla ricerca di una scuola di ballo flamenco, la gentile insegnante, mi ha lasciato questa brochure, con tutto l’ interessante programma della manifestazione, curata da MariaRosaria Mottola. Quest’ anno, nell’ ambito dell’ Expo 2015, il tema sarà “Flamenco come materia: alimento per la vita, energia creatrice”.

Tutti gli spettacoli si svolgeranno dall’ 1/07 al 12/07 e avranno luogo al Piccolo Teatro Studio in via Rivoli 6, Milano oppure al Teatro Strehler di largo Greppi 1, sempre a Milano.

Io corro a comperare i biglietti e voi?

Fonte: Puntoflamenco

Se avete altre manifestazioni da segnalarci o volete comunicare con noi: sabbiature@mail.com
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Il piacere di vivere la cultura

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Cari lettori,

Tutti noi amiamo partecipare ad attività culturali: eventi, mostre, corsi, qualunque cosa sia legata al sapere, incluso conoscere cose e persone diverse ed interessanti. La vita è anche questo.

Se fate parte di un’ associazione culturale, ufficio stampa, Azienda di Promozione Turistica ecc., mandateci info sulle vostre proposte sparse in giro per l’ Italia. Pubblicheremo il vostro materiale gratuitamente. Sarà un piacere per i nostri lettori e per noi essere a conoscenza dei calendari delle iniziative culturali sparse per il Belpaese e per voi vedere promosse le vostre manifestazioni.

Potete mandare tutto il vostro materiale a sabbiature@mail.com

Divertiamoci allora!